Dalla matita copiativa alle schede perforate

Palazzo Mezzanotte. Centro meccanografico della Borsa valori di Milano, perforazione schede, fine anni ‘60 (Archivio Borsa Italiana).Durante la frenetica attività degli anni ’50 il lavoro di “backoffice” continuava ad essere svolto con sistemi artigianali, non più al passo con i volumi registrati.
Lo scambio degli interinali tra le controparti e la verifica dei contratti eseguiti in giornata, la rilevazione dei prezzi fatti e la redazione dei listini ufficiali venivano eseguite a mano con grande dispendio di tempo. Nei primi anni '60 un consorzio di alcuni agenti di cambio milanesi istituì il Centro meccanografico, che venne dotato di avanzate strutture informatiche e assunse in seguito la denominazione di Ceb, Centro elettronico Borsa. Negli corso degli anni '60 e '70 la totalità degli agenti di cambio aderì al consorzio, che operava secondo gli indirizzi forniti dal Comitato direttivo degli agenti di cambio. Le dimensioni erano inizialmente contenute per cui il Centro trovò posto nel salone delle grida, in un corridoio alle spalle del grande tabellone. Fu in questi anni che si posero le basi per la trasformazione tecnologica del mercato che nell'arco di tre decenni portò alla telematizzazione degli scambi e alla dematerializzazione delle transazioni finanziarie.

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