Dai codici di commercio alla Legge del 1913

Codice di commercio del Regno d’Italia emanato nel 1882, Firenze, G. Barbera, 1912 (Centro per la cultura d’impresa).All’inadeguatezza del quadro normativo, sostanzialmente fermo al dettato dei decreti napoleonici, rimediò in parte il nuovo Codice di commercio del 1865, senza tuttavia introdurre una legislazione specifica sulle Borse che sarebbe stata approvata solo nel 1913.
I provvedimenti degli anni successivi (istituzione del Sindacato e limitazione della contrattazione ai titoli quotati ufficialmente) consentirono di circoscrivere alcuni dei problemi che interessavano le principali Borse. Con il Codice di commercio del 1882, un nuovo regolamento (1883) introdusse alcune novità nella disciplina di ammissione dei titoli e di liquidazione dei contratti.
Poiché queste norme non intaccarono il principale problema che affliggeva le riunioni, ossia l’intermediazione abusiva da parte di mediatori non autorizzati, l’insoddisfazione del corpo dei mediatori si sviluppò per tutto l’ultimo quarto di secolo. Solo dopo la crisi internazionale del 1907 la legge 30/3/1913 n. 272 riunì in un corpo organico le norme che regolavano l’istituzione delle Borse, la sorveglianza sulla loro attività, le modalità di quotazione dei titoli e di rilevamento dei prezzi, le prerogative degli agenti di cambio e le loro modalità operative.

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