Gli antecedenti

La Borsa al Foro Bonaparte di Milano progettata da Giovanni Antonio Antolini, facciata posteriore, 1801 (Borsa Italiana)Prima dell’istituzione napoleonica, l'attività di cambio e la vendita all'incanto degli effetti pubblici erano già praticati sulla piazza milanese così come nelle principali città italiane. Senza voler risalire ai banchi dei cambiatori medievali e alle periodiche riunioni di mercanti presso le fiere va sottolineato come i due decreti istitutivi siano stati preceduti nel 1807 da una petizione della Camera di commercio rappresentante del ceto mercantile milanese. Essa chiedeva alle autorità francesi di ristabilire una borsa “come esisteva ne' tempi antichi” e dove poter effettuare “lo sconto per il pagamento delle cambiali”.
Nel piano di revisione urbanistica avviato all'inizio dell'Ottocento per dotare Milano di strutture adeguate al suo status di capitale della Repubblica Cisalpina figurava anche l'edificazione di una sede monumentale per la Borsa.
Gli operatori che agivano già sulla piazza di Milano con il nome di sensali furono definiti secondo la formula francese agenti di cambio. La vera novità introdotta in Italia dalla normativa francese del 1808 fu il regime pubblicistico delle Borse di commercio. Questo contraddistinse il mercato finanziario italiano fino al 1998, differenziandolo dal sistema anglosassone dove le borse si erano costituite per la libera associazione degli operatori.
La Borsa di Milano nacque quindi con una identità originaria a mezzo fra l'interesse dei banchieri locali di avere un luogo di adunanza e di sconto personale e il desiderio dei francesi di disporre di un mercato il più possibile ampio e organico dove collocare le emissioni del debito pubblico in concorrenza con il mercato borsistico londinese.

L'atto di nascita
La Borsa di commercio di Milano venne istituita...
L'organizzazione
Sulla base del regolamento del 6 febbraio 1808 la...